I MIEI LIBRI

OVERTON, GENDER X, PUGILI TRANSGENDER, BABBO NATALE TRANSGENDER… TUTTI TRANSGENDER

DISTRUGGERE L’IDENTITÀ SESSUALE DELL’UMANITÀ (DOPO AVER DISTRUTTO TUTTO IL RESTO)

Le eminenze grigie che governano il pianeta e la manovalanza di bassa lega (i media mainstream per essere chiari) di cui si avvalgono, stanno lavorando alacremente per la piena riuscita dell’operazione “annientamento identità sessuale” in tempi rapidi. Siamo al terzo livello della finestra di Overton (ma a brevissimo saremo alla 4, 5 e 6), quella in cui scendono in campo giornali, rivista di moda, programmi (pseudo)culturali di approfondimento in tv, opinionisti e chi più ne ha più ne metta.


Della finestra di Overton ho scritto più volte ma forse è bene ripetersi. Joseph P. Overton (1960-2003), era un sociologo ex vice-presidente del centro d’analisi americano Mackinac Center for Public Policy con sede in Michigan, ed elaborò questo modello di ingegneria sociale nei primi anni ‘90. Sosteneva Overton (a buon titolo) che attraverso 6 differenti passaggi temporali è possibile cambiare radicalmente l’opinione di una società relativamente ad una data idea/ideologia ritenuta prima inaccettabile. Continua a leggere

Élite di potere, controllo tecnologico e masse… Siamo schiavi senza catene?

Quando nel 1949 George Orwell diede alle stampe 1984, il Grande Fratello era descritto come un incubo totalitario che controllava la società attraverso telecamere poste ovunque (strade, case, uffici, scuole, eccetera) e per mezzo della famigerata psicopolizia che fungeva da suo braccio armato. Zero privacy e zero libertà in quel mondo.

Il Grande Fratello in cui viviamo noi oggi è invece, a mio modo di vedere, più simile al controllo “dolce” del Mondo Nuovo di Huxley che alla dittatura apertamente repressiva di 1984… Anzi, credo che le cose oggi siano addirittura peggiori del mondo descritto nel lavoro distopico di Orwell. Continua a leggere

L’Italia rialza la testa? Sperem

Alle elezioni di marzo non sono andato a votare perché ritengo la moderna democrazia una truffa ai danni del popolo che reitera con questo atto la propria schiavitù. Molti milioni di cittadini sono però andati. Alcuni hanno votato a favore di questo governo, altri no. La maggior parte ha votato a favore. Dopo mesi di febbrile attesa, inframezzati da incursioni della UE, dei mercati finanziari, di un presidente della Repubblica che non si capisce bene che gioco faccia (in realtà si capisce benissimo), è stato quagliato il nuovo governo gialloverde e per Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. Questo può non piacere a quei milioni di italiani che non lo hanno votato, e la cosa è comprensibile, ma essi sono in minoranza rispetto ad altri milioni (più milioni) che lo hanno votato. E allora i casi sono due: o non si va a votare perché si considera le elezioni una farsa ad uso e consumo del popolo gregge (che è la mia posizione), oppure, se ci si va, occorre rispettare il risultato delle urne, se non per altro per rispetto nei confronti di milioni di tuoi connazionali che hanno idee diverse dalle tue.
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Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.

Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene. Continua a leggere

IL CALCIO E’ MORTO E L’ASSASSINO SI CHIAMA BUSINESS. TUTTA LA STORIA, MINUTO PER MINUTO.

Come eravamo


“… A cosa servono i palloni, incastrati sotto le marmitte, a ricordare quando fuori si giocava tra le 127” “Che Vita!” Samuele Bersani

Sono nato e cresciuto, un po’ come quasi tutti, dando calci a un pallone, che per ogni bambino è il gioco più immediato, praticabile ed economico (e questo è il motivo per cui in quasi tutto il mondo i bimbi giocano a pallone). Ai miei tempi le scuole calcio erano pochissime e pochissimi erano coloro che le frequentavano; erano anche, a differenza di oggi, gratuite. In compenso noi bambini giocavamo tutti i giorni dalle 3 del pomeriggio alle 8 di sera. Poi, quando prosciugati di energie si tornava a casa per la cena, mangiavamo quello che c’era in tavola senza tante storie.
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