Venezuela: la verità dietro il blocco di Maduro degli aiuti umanitari

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Venezuela: la verità dietro il blocco di Maduro degli aiuti umanitari

La storia raccontata dai media mainstream ci dice che Nicolás Maduro è un  dittatore non solo cattivo (come tutti i capi di Stato non allineati ai desiderata di Washington) ma addirittura “inumano”. Il perché è presto detto: il popolo venezuelano è alla fame e Maduro è il colpevole.

| Gli “aiuti” americani |

Gli Usa per contro, che sappiamo essere “buoni e democratici”, si prodigano per aiutare il popolo affamato e dispensano doni (come le barrette di cioccolato dopo lo sbarco in Sicilia).

In realtà occorre usare il condizionale (“vorrebbero dispensare”) perché il cattivo-inumano Maduro non glielo permette.

Negli Usa giornali e telegiornali mainstream (cioè “l’Informazione” con la maiuscola) hanno dato grande risalto al blocco del ponte Francisco de Paula Santander, al confine tra Colombia e Venezuela, da parte del leader bolivariano, ponte attraverso il quale gli americani avrebbero voluto portare i loro aiuti. In più Maduro, non contento di aver bloccato gli aiuti, avrebbe dato ordine di dar fuoco ai camion (degli aiuti).

 

| I blochi di Maduro che ostacolano gli aiuti |

Procediamo con ordine.

Come si può osservare da molte foto che si trovano sul web, a protezione dei “blocchi” non ci sono neppure forze armate (vedi le foto qui).

Maduro non avrebbe sicuramente accettato gli aiuti americani (e più avanti vedremo il perché) ma di certo non è stato lui a ordinare il blocco del ponte per il semplice motivo che il ponte era già bloccato. Terminato nel 2015 infatti non è mai stato aperto. Le cosiddette barriere erano già lì. Che gli americani (che non dimentichiamo sono stati capaci di andare sulla Luna sessant’anni fa. O forse no?) si facciano fermare da qualche traliccio appoggiato a terra, due container e un’autocisterna, prova solo una cosa: che le masse che si bevono una notizia del genere sono del tutto prive di connessioni neurali.

Ma Maduro, secondo i media internazionali, non solo avrebbe bloccato il ponte ma pure avrebbe dato ordine alla Guardia Nacional di dar fuoco ai camion degli aiuti. Peccato che, come riporta il giornalista statunitense Max Blumenthal, filmati video e foto dimostrano che ad aver dato fuoco ai camion degli aiuti non è stata la Guardia Nacional bensì membri dell’opposizione.

Come da schema ampiamente collaudato, ecco che alle notizie dei giornali segue subito la dichiarazione di Mike Pompeo, Segretario di Stato statunitense:

 

«È giunto il tempo di agire nel nome della democrazia e impegnarsi per portar sollievo al popolo venezuelano che vive in condizioni disperate».

 

In breve, l’invenzione dei fatti del ponte avrebbero dovuto rappresentare la pistola fumante per ribaltare il governo venezuelano e riconoscere come presidente il giovane Guaidó.

| Chi è realmentre Juan Guaidó |

Juan Guaidó. Il 23 gennaio 2019, durante una manifestazione, ha giurato come presidente del Venezuela ad interim

E qui su Juan Guaidó occorre aprire una interessante parentesi.

Riportano i giornalisti Dan Cohen e Max Blumenthal che nell’ottobre 2010, un gruppo di studenti attivisti venezuelani di estrema destra (tra cui un giovanissimo Guaidó) fu invitato a partecipare a un “corso” di 5 giorni che si tenne all’Hotel Fiesta Mexicana di Città del Messico.

Il corso fu tenuto da esperti di Otpor (Resistenza), movimento sociale serbo di opposizione a Milošević poi riciclatosi in esperto internazionale di rivoluzioni e cambi di regime, di cui si serve talvolta nascostamente il governo americano.

Otto Reich, ex ambasciatore statunitense in Venezuela e riferimento per l’America Latina di George Bush, era tra gli organizzatori del meeting (per approfondimenti leggi qua).

| Un piano per far cadere Chavez |

Guaidó & friends uscirono dal “corso” con un piano per porre le basi per un cambio di regime a spese dell’allora Presidente Hugo Chávez. Il piano prevedeva caos, disordini e violenza di strada da far ricadere su Chávez.

Di questo piano non se ne fece nulla ma tre anni dopo, nel giugno 2013, venne sviluppato dalla Democratic Internationalism Foundation di Uribe (ex presidente colombiano di estrema destra), dallo studio FTI Consulting, da leaders dell’opposizione nonché dal Direttore dell’USAID in qualità di consulente strategico, un nuovo documento dal titolo paradigmatico (Strategic Venezuelan Plan), documento che prevede la destabilizzazione del Venezuela attraverso crisi economica indotta e inflazione altissima, nonché rivolte di strada per “facilitare l’aiuto esterno”, (leggasi “intervento militare Usa e Nato, con il supporto del governo colombiano”).

Tra le perle del documento:

«Ogni qualvolta sia possibile, le proteste di strada dovrebbero provocare morti e feriti per esasperare la situazione e giustificare l’intervento armato esterno».

Ci sarebbe tanto altro da scrivere su Juan Guaidó, ma sarà sufficiente ricordare che fino al gennaio di quest’anno egli era virtualmente sconosciuto non solo al mondo intero ma anche nel suo Paese, e solo in seguito a una telefonata del Vicepresidente statunitense Mike Pence, il giovine venezuelano di estrema destra si è autoproclamato Presidente del Venezuela, con conseguente immediato plauso dei maggiori media internazionali che lo hanno subito proclamato campione di democrazia (The New York Times, Bloomberg News, Wall Street Journal tra gli altri). Per non parlare del back up politico di Canada, Israele e della maggioranza dei Paesi europei.

Ma torniamo a Maduro e alla mancata accettazione degli aiuti.

| Perché Maduro non accetta gli aiuti? |

Con chi collaborano gli Usa per portare i loro aiuti? Non con Maduro ma con l’opposizione. E lo fanno attraverso l’agenzia USAID che è il grimaldello politically correct utilizzato sin dalla sua fondazione (1961) per innumerevoli colpi di Stato e cambi di regime di cui gli Usa si sono resi protagonisti nel mondo. Per rimanere al Venezuela, l’USAID ha foraggiato l’opposizione con 40-50 milioni di dollari all’anno sin dal 2004 per sostenere le loro “political activities”, che avrebbero dovuto includere «coup attempts, economic sabotage and funding of opposition electoral campaigns».

Ci pare dunque perfettamente logico che Maduro non accetti i cosiddetti aiuti americani. E del resto, il che è tutto dire, sulla stessa linea di Maduro si pongono la Croce Rossa Internazionale (“the initiative of humanitarian aid organized by the Venezuelan opposition is clearly politicized”), le Nazioni Unite che hanno lasciato supporre che gli aiuti degli Usa siano solo una scusa per provocare un casus belli, e addirittura la Chiesa Cattolica (attraverso la Caritas, il suo braccio umanitario), che si è rifiutata di partecipare alla campagna di aiuti americana  perché “falsa e politicizzata”.

| La storia insegna: il caso del Nicaragua |

Maduro non è uno sprovveduto e sa benissimo che gli americani hanno sempre usato gli “aiuti umanitari” per scopi sovversivi e anche per fare entrare nei Paesi presi di mira armamenti per l’opposizione.

Cover del libro di John Prados, “Safe for democracy”

Uno degli esempi più sfacciati in tal senso è stato il rifornimento di armi ai contras in Nicaragua dopo la Rivoluzione sandinista del 1979 che aveva sancito la fine della dittatura di Anastasio Somoza. Anche in Nicaragua l’intervento americano (sotto l’amministrazione Reagan) iniziò con aiuti umanitari ai gruppi paramilitari contras nicaraguensi (poi arrivarono anche i contras americani) attraverso quelli che venivano chiamati mixed cargoes, aerei cargo ufficialmente carichi di aiuti umanitari ma che in realtà facevano entrare nel Paese armi da destinare all’opposizione. Ricordiamo anche il famoso scandalo Iran/Contra pilotato dal Colonnello Oliver North, attraverso il quale gli Usa vendevano armi all’Iran per finanziare i contras.

L’esperto di operazioni segrete della Cia John Prados spiega del resto benissimo nel suo libro Safe for Democracy come molti fondi dello stesso Piano Marshall, che ufficialmente dovevano servire per la ricostruzione dell’Europa, furono invece dirottati (su richiesta di Frank Wisner, capo della Cia per le operazioni segrete) per armi e attività politica sovversive.

Ah, dimenticavo. Delle manifestazioni di strada pro Maduro a Caracas e in altre città (una, enorme il 23 febbraio), i media internazionali non hanno dato notizia.

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