Pura Vida “Il viaggio dentro e fuori di noi”

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Pura Vida e altri racconti raminghi – Appunti di viaggio, riflessioni ed esperienze tra la cultura, i personaggi e la natura selvaggia della Costa Rica” è più di un libro, è un’utile ed interessante consiglio per chi vuole avventurarsi in un viaggio “fai da te”, o “semplicemente” cambiare almeno di un poco i propri stili di vita. Una raccolta di racconti di viaggio dalla Costa Rica, Paese in cui Pura Vida è saluto nazionale e arte del buon vivere. Un invito a trovare strade alternative a quelle della crescita economica senza limiti, ma anche un percorso introspettivo per migliorare la realtà che ci circonda, cambiando per prima cosa noi stessi. Vediamo come, con l’aiuto dell’autore del libro, Andrea Bizzocchi. (Fonte: Terranauta, Dicembre 2010)

di Andrea Bertaglio

 

Andrea, ci spieghi anzitutto il significato del titolo “Pura Vida”? Pura Vida è il saluto nazionale della Costa Rica, il paese centroamericano dove si svolgono la maggior parte delle avventure narrate nel libro. Si usa Pura Vida come noi usiamo ciao, però è importante capire che queste due belle, semplici parole, rappresentano soprattutto una filosofia di vita. Insomma se vuoi vivere una Pura Vida non puoi correre tutto il giorno stressato per far crescere l’economia. Devi avere quel tanto che ti basta per vivere in serenità ma poi riempi la tua esistenza di altre cose come la lentezza e le relazioni. Bisogna essere ricchi di tempo e non di cose. Diciamo che sicuramente la decrescita felice va nella direzione di una Pura Vida mentre la crescita ha imboccato la strada opposta. Non a caso, e proprio tu hai scritto un articolo su questo, il Costa Rica è al primo posto al mondo secondo il report dell’”Happy Planet Index”.

Ed è davvero così ? Be’, è difficile dire se è al primo posto o meno, anche perché i parametri presi in considerazione sono pur sempre parametri arbitrari. Ad esempio viene considerata l’aspettativa di vita (che tra l’altro è cosa ben diversa dalla durata media della vita) ma questo non è un valore assoluto. Voglio dire, magari un paese potrebbe avere una aspettativa di vita più bassa ma essere più felice. Comunque capisco che se si vogliono stilare classifiche dei parametri di riferimento sono necessari. In ogni caso direi che generalmente parlando la qualità della vita in Costa Rica è alta. Anche se…

Anche se? Anche se la situazione va sicuramente peggiorando. Da almeno dieci anni a questa parte il paese è in preda ad uno sviluppo, soprattutto turistico, e comunque economico in generale, che sono le conseguenze di quella maledetta globalizzazione economica che è il peggiore dei mali comparsi sulla faccia della Terra. Il Costa Rica si difende, cerca ad esempio di preservare l’ambiente, lo fa anche sinceramente, ma capisci che quello della crescita economica è un processo difficilmente arrestabile. Comunque certamente chi va in Costa Rica per la prima volta può pensare che questo sia il paese perfetto per vivere. Chi lo frequenta da tempo come me non può fare a meno di notare che la vera qualità della vita, fatta di tempo, di sorrisi, di serenità ecc, sta gradatamente scadendo. Non lo dico come atto di accusa ma piuttosto come grido di difesa. Lo dico sempre anche ai miei amici ticos: “con lo sviluppo perderete la vostra serenità”. Ma loro non riescono a capire, e io capisco che, soprattutto per chi non l’ha mai avuto, i luccichini del cosiddetto progresso e dello sviluppo sono molto abbaglianti.

Torniamo al libro. Puoi dirci di cosa tratta? Pura Vida è un libro di viaggi in cui si ritrovano tutti quei temi che mi sono cari: dall’amore per la Natura alla libertà, dall’incontro con personaggi che lottano per un mondo migliore all’avventura, dalle riflessioni sullo stato del mondo alle emozioni di una vita vissuta in maniera autentica. E il viaggio in questo senso non è altro che un mezzo per sviluppare tutti questi temi.

Ci puoi fare un esempio sulla libertà? Noi siamo tutto fuorché liberi. La libertà significa in ultima analisi essere te stesso. Come fai ad essere te stesso se ti devi alzare tutte le mattine alle 7, scaricare il figlio a scuola alle 8, infilarti nell’ufficio alle 8.30 e via così fino alle 8 di sera quando ingurgiti qualcosa per poi schiantarti sul divano alle 9? E il giorno dopo si ricomincia. Poi nel tempo libero cosa fai? Ti infili nel centro commerciale a cercare di gratificarti con qualche acquisto idiota che ovviamente ti farà stare peggio anziché meglio. Come fai a vivere bene, ad essere libero? Se avessimo coraggio lo ammetteremmo che siamo schiavi, di nessuno in particolare ma del sistema. Ma il dramma è ancora più profondo e cioè non siamo schiavi tanto perché abbiamo le catene quanto piuttosto perché non siamo più capaci di immaginarci la libertà. Eppure questo sistema orrendo che ti rende schiavo e fa stare male tutti (il mondo occidentale che va avanti con gli psicofarmaci, il terzo mondo che muore di fame, l’ambiente che oramai non c’è più), ci pare quasi normale. Non dico a tutti, certamente non a noi ma alla stragrande maggioranza della gente sì. Il libro“Pura Vida”, a modo suo, attraverso il viaggio, parla molto di libertà. Bisogna riscoprirla questa libertà perché l’uomo nasce libero.

Prima hai anche detto che è un libro di emozioni… Sì, è un libro di emozioni e anche questa è una cosa che bisogna capire. La vita deve darti delle emozioni se no non è vita. Avere emozioni non significa fare cose straordinarie, viaggi avventurosi in paesi lontani. Il fatto è che le emozioni non le sappiamo più vivere. Chi è che si commuove più per un tramonto, per il frinire delle cicale, per le lucciole, per le stelle, per un arcolbaleno?Invece sento tutt’attorno a me un entusiasmo, drogato s’intende, per le meraviglie della tecnologia che sono in grado di riprodurre il reale “meglio del reale”. Dei documentari così reali che ti sembra di esserci. Però non ci sei. Mi si dirà? Non tutti possono andare in Africa a vedere gli elefanti. Certo, ma non è mica necessario farlo. Se vai al mare e vedi dei gabbiani che si tuffano per trovare il loro nutrimento, quelli valgono come l’elefante. E poi, diciamoci la verità. Non ci importa niente dell’elefante. E’ che dobbiamo fare vedere le foto agli amici, dire che siamo stati in Tanzania.

Da dove viene questa incapacità di emozionarci? Le emozioni hanno a che fare con il cuore mentre invece il mondo moderno, quello progredito, usa solo la testa. Siamo abituati a ragionare, a soppesare, a valutare, a razionalizzare tutto. Se c’è una cosa che mi da fastidio è quando qualcuno dice: “è razionale”, come se con ciò fosse giusta, fosse la cosa da fare. Una cosa può essere razionale quanto vuoi ma questo non significa affatto che ti renderà più felice. Basta guardarsi intorno. Nessuno sorride più. Nessuno canta più.

Nel libro parli molto dell’Altro. Chi è questo Altro? L’Altro è quella cultura che è diversa da te e questo è anche ciò che mi spinge al viaggio. Sai, ci deve essere una curiosità sincera, spontanea, di conoscere questo Altro. Secondo me uno dei più grandi mali della nostra cultura è la convinzione di essere la solo cultura. Tutte le altre vanno bene nella misura in cui si adattano alla nostra. L’Islam va bene se si modernizza secondo certi valori, che chiaramente sono i nostri. Il Burkina Faso va bene però si deve sviluppare. Be’ se si modernizza non è più Burkina Faso e comunque lo sapranno loro, se, quando e come vogliono farlo. E poi perché uno si deve modernizzare per forza con le fabbriche inquinanti e le dighe e con le devastazioni del territorio? Chi lo dice? C’è molta malafede in questo senso ma anche molta buonafede. La maggior parte della gente è sinceramente convinta che la cultura occidentale sia una specie di approdo del’evoluzione dell’umanità, mentre invece è solo una cultura, come ce ne sono tante altre, e a dirla tutta è anche la peggiore. Questa insopportabile pretesa di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per tutti. Se la cosa non fosse così disperante mi ci farei una bella risata su. E’ per questo che la mia critica alla globalizzazione va forse un po’ più in profondità di quella fatta comunemente, sai lo sfruttamento, la devastazione ambientale ecc… Tutte cose giustissime per carità. Ma a monte c’è il fatto che la globalizzazione passa sempre in primis per una omologazione culturale e un mondo monoculturale non è più un mondo vivo. E’ un mondo morto.

E il viaggio serve a questo? Anche. Perché se tu vai con animo sincero ti apri davvero alla diversità e allora ti arricchisci e al tempo stesso rispetti l’Altro come lui rispetta te. Ma il viaggio non significa solo andare lontano. C’è gente che mi dice: ”ho fatto il tour con Avventure nel Mondo, sono andato a vedere i gorilla di montagna nella foresta dell’Ituri in Ruanda”. Be’ sai che ti dico, non vale niente. Niente. E’ meglio che ti infili le scarpe da trekking e vai a conoscere uno che ha abbandonato tutto e vive sul monte nel tuo entroterra e fa il pastore. Ti arricchisce di più. Capisci? E’ una esperienza più vera, più autentica. Non bisogna sempre andare lontano, anzi. E soprattutto non bisogna pagare. Più i soldi stanno fuori dalla vita più le esperienze sono autentiche. Io nei miei viaggi spendo pochissimo. Fai l’autostop, dormi nella stazione del bus, a casa della gente, in una stalla, sotto un albero…

Per tornare al Costa Rica. Cosa puoi dirci di questo paese? Anzitutto il Costa Rica ha eliminato l’esercito nel 1948 per dedicare i fondi a Sanità ed Istruzione. E questo è positivo perché quando devi pagare le tasse sai che i tuoi soldi non vanno in armamenti (ride). E poi è davvero un paese che ha fatto della sostenibilità e della conservazione dell’ambiente la sua bandiera. C’è un sincero e costante impegno nella protezione dell’ambiente. Certo, con tutti i limiti, perché con lo sviluppo economico degli ultimi dieci anni anche lì oramai hanno fatto dei bei danni. Ma insomma, almeno ci provano.

Difatti il Costa Rica è conosciuto per la sua Natura… E’ vero. L’aspetto più significativo in tal senso è che la gente vive ancora in gran parte nella e della Natura, e così, avendo con essa un legame più profondo ed autentico, non gli viene normale devastare e cementificare come facciamo noi. Ma perché lo facciamo? Non perché siamo più cattivi ma solo perché oramai viviamo la Natura così separata da noi che non ci fa neppure strano. Tu facci caso, il malessere esistenziale del mondo occidentale cresce in maniera esponenziale mano a mano che continuiamo a cementificare, a fare grandi o piccole opere, in definitiva a sostituire materia organica, cioè Vita, con materia inorganica, cioè morte. Non è difficile da capire. Una foresta è viva, un’autostrada è morta. Nel libro sottolineo questo punto più volte. Se vogliamo davvero salvarci, da tutti i punti di vista, dobbiamo tornare alla Natura perché La Natura non è affatto separata d a noi. E’ parte di noi. Anzi, noi siamo Natura. E di questo te ne devi rendere conto se no fai la fine dello schiavo di cui parlavamo prima. Se non ti rendi conto di essere schiavo allora stai pur certo che lo rimarrai per sempre. In fondo è quello che fa il movimento della decrescita felice, no? Non credo si consideri la panacea di tutti i mali, però va indiscutibilmente in una direzione altra, diversa. Non so se la decrescita felice può essere un punto d’arrivo, probabilmente no, ma certamente è un punto di partenza. E allora come la decrescita ti dice di autoprodurti lo yogurt invece che comprarlo al supermercato, io dico che il sabato pomeriggio possiamo andare a piantare uno o dieci alberi o semplicemente interrare dei semi da qualche parte invece che andare al centro commerciale. E questa non è solo ecologia della natura. E’ anche ecologia della mente.

Prima mi dicevi molto del cambiamento dentro come via per cambiare il mondo fuori… Forse la figura storica che amo di più è quella del Mahatma Gandhi. Vedi, l’Occidente concepisce il cambiamento esclusivamente come materiale. Che ovviamente c’è, esiste. Ma il cambiamento è anche e soprattutto spirituale, di coscienza. E Gandhi, sotto il suo pacifismo, la sua nonviolenza, il suo ritorno alla vita semplice del villaggio, la sua critica radicale alla modernità, parlava di elevare la coscienza come unica via di salvezza.

Mi puoi fare un esempio? Se tu vedi la Natura come viva, come fanno i popoli tradizionali, e non come morta, come facciamo noi, allora non la distruggi, o almeno ci pensi due volte. Se tu senti che l’albero è vivo magari ci pensi un po’ di più prima di tagliarlo. Se tu senti che il maiale e la mucca, allevati in maniera allucinante in una fabbrica dell’orrore, hanno il tuo stesso diritto di vivere, allora te la smetti di mangiare carne. E a quel punto, quel cambio di coscienza, incide anche sul mondo fuori perché deforestiamo di meno per fare posto per i pascoli, dedichiamo meno grano all’alimentazione animale, usiamo meno energia perché una proteina di carne necessita di dieci volta più energia che una proteina vegetale, meno acqua, meno inquinamento dei suoli e dei mari dove le deiezioni di miliardi di animali vengono scaricati ecc… Capisco che facciamo fatica ad accettare una cosa del genere perché culturalmente non ci appartiene, ma se non cambiamo prima dentro fuori non cambierà mai nulla. Il mondo fuori è un riflesso di quello dentro.

Per concludere ti senti di dare un consiglio ai tuoi lettori? L’unico consiglio che mi sento di dare, e lo do anche a me stesso, è quello di vivere con la consapevolezza che la Vita, quella autentica, quella dei rapporti, quello del tempo che abbiamo per noi stessi e per gli altri, quella del rispetto di tutti i viventi, è una cosa straordinaria. E se tu questa cosa la capisci, non a livello intellettivo ma di pancia, se questa cosa la “senti” dentro, al mattino ti alzi con un senso di gratitudine per il semplice fatto che ci sei, che questa avventura la stai vivendo. Ed è lì che comincia un processo di guarigione che coinvolge non solo te individuo ma anche il mondo che stai vivendo.

 

 

 

 

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